21/10/11 L'esercito oggi
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Roppolo, 21 ottobre 2011 L'esercito oggi

Conferenza

Venerdì 21 ottobre al Castello di Roppolo, ospite del Lions Club Biella La Serra presieduto da Domenico Duso, il generale biellese Claudio Vercellotti, direttore dei corsi presso la Scuola di applicazione di Torino, ha tenuto una conferenza dal titolo “L'Esercito Italiano nel 2011". Il relatore ha esordito dichiarando l’intenzione di fornire ai presenti alcune indicazioni di base sull’Esercito Italiano e alcuni confronti con il passato e uno sguardo sul futuro.

L’evoluzione drastica del sistema Esercito è avvenuta negli ultimi quindici anni, da esercito di massa e di leva a organizzazione più rarefatta ma più efficace ed efficiente. In Italia, questo modello di esercito è arrivato più tardi rispetto ad altri paesi occidentali, ma con impegno e determinazione, in pochi anni è stato recuperato il gap iniziale. Con la fine del confronto bipolare, che vedeva la contrapposizone tra blocco orientale e occidentale, si è passati a un caos più generalizzato. Oggi, infatti, con il variare dello scenario internazionale, è cambiata la tipologia del nemico.

Non c’era più motivo e neppure la possibilità di mantenere un gran numero di uomini sommariamente addestrati, fornendo loro una dotazione di sistemi d’arma evoluti, cosa invece possibile oggi nei confronti di un numero inferiore di militari, maggiormente addestrati.

L’Esercito Italiano conta oggi circa 110mila unità, in percentuale attorno al 10% di sesso femminile, di cui, 13mila ufficiali, per la maggior parte provenienti dai corsi regolari dell’Accademia Militare, 25mila i sottufficiali, suddivisi tra sergenti, che hanno un ruolo più spiccatamente tecnico, e marescialli che rivestono il ruolo di comandanti di minori unità (plotone, sezione).

Esistono poi 31mila volontari in servizio permanente con esperienza di oltre cinque anni nelle forze armate che costituiscono il cuore dell’organizzazione e 68mila unità a ferma prefissata a un anno (che non operano fuori dal territorio nazionale) e a quattro anni. In ogni caso, l’addestramento minimo di base dura circa sei mesi, pertanto molto più di quanto un tempo previsto per il coscritto.

Tre sono le componenti fondamentali dell’organizzazione Esercito: la componente operativa, la componente logistica, di supporto alla prima, e una componente territoriale che gestisce il reclutamento e le servitù militari.

 L’Esercito è efficace quando le sue unità hanno l’opportunità’ di perseguire con costanza un programma di addestramento ed è in grado di mantenere materiali e mezzi in condizioni di efficienza.

Ora l’Esercito Italiano è impegnato in ventisei operazioni fuori del territorio nazionale, tra missioni sotto l’egida delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea o dell’Alleanza  Atlantica. Alcune si protraggono da sessanta anni come quella che impegna personale italiano nelle zone di confine tra India e Pakistan.
 

In Afghanistan, è presente la missione più numerosa, sono oggi impiegati circa 4mila uomini, mentre in Libano sono distaccati 2mila uomini e in Kosovo cinquecento. Per le esigenze connesse alle turnazioni tra i contingenti, a fronte di 6500 unità impiegate, altrettante sono in addestramento e in ripristino dell’efficienza al termine dell’impiego.

Ogni missione ha i propri obiettivi, nel caso dell’Afghanistan ad esempio, la ricostruzione del paese e la ricostruzione delle forze armate e delle forze di polizia.

L’addestramento costante di cui si diceva comporta l’impiego di tempo, spazi e denaro, in breve, costa. La Difesa, nel suo complesso, fruisce ogni anno, dal bilancio dello Stato di finanziamenti per circa venti miliardi di euro, circa trentacinque volte meno degli USA, anche se i due paesi non sono confrontabili poiché perseguono obiettivi strategici non comparabili. Tale stanziamento, fino ad oggi si è rivelato adeguato per le Forze Armate. All’Esercito Italiano, così come ai Carabinieri vengono destinati 5miliardi, di cui nel primo caso ben quattro costituiscono la copertura delle spese fisse per il personale, altri 850milioni vanno in programmi d’investimento come l’individuazione di sistemi d’arma migliori e 350milioni sono destinati al funzionamento, cioè il mantenimento in efficienza di armi, materiali e mezzi e, da non sottovalutare, l’addestramento delle truppe.
 

A quest’ultima voce, l’addestramento, venivano destinati solo otto anni fa ben 100milioni di euro, mentre oggi ne vengono stanziati venti, per il mantenimento in addestramento delle 11 brigate operative. Peraltro, a oggi, esistono dei finanziamenti alle missioni mediante decreti aggiuntivi che, nel recente passato, si sono consolidati intorno ai 50milioni di euro l’anno. Investimenti che opportunamente utilizzati hanno sino ad ora consentito di raggiungere e mantenere un livello adeguato di efficienza.
 
Circa le missioni di pace di cui si parla molto anche sui media, forse non tutti sanno che il nostro paese è impegnato in esse da oltre un secolo, ad esempio nel caso della Rivolta dei Boxer in Cina nel 1901. E’ evidente che normalmente si parli di tali missioni quando vengono riportati fatti luttuosi. Tornando all’Afghanistan i caduti italiani, da quando le prime unità organiche entrarono nel paese nove anni fa, sono circa cinquanta (gli USA contano circa 1700 morti). Tuttavia c’è da dire che rispetto ad operazioni del passato, su tutti i fronti, il numero dei caduti è oggi nettamente inferiore.
 
La nuova configurazione dell’Esercito, come detto, è stata avviata in Italia circa quindici anni fa ed ha conseguito gli obiettivi voluti. In particolare, i sistemi d’arma, le armi individuali e gli equipaggiamenti di cui l’Esercito Italiano è dotato sono in alcuni casi migliori di quelli di cui sono dotate Forze Armate di altri paesi occidentali. Il personale, accuratamente selezionato e addestrato si è dimostrato sempre all’altezza dei compiti assegnati ben figurando a confronto di contingenti stranieri con cui si è trovato spesso a cooperare.
 
Esiste anche un impiego dell’Esercito sul territorio italiano, nel solco del dettato costituzionale che lo vuole a difesa del territorio nazionale. Esistono ad oggi tre operazioni che consistono in Strade sicure, Città Pulite e nella rimozione delle macerie in Abruzzo.
 
Facendo un breve confronto, fra l’Esercito Italiano e altre forze armate con cui il generale Vercellotti è entrato in contatto per via dell’esperienza effettuata presso la NATO, emerge che esistono, in seno alla stessa Unione Europea delle differenze di preparazione e aree, come la logistica, l’intelligence e la cooperazione civile/militare in cui ogni paese rivendica un proprio indirizzo. Si porta nuovamente ad esempio l’Afghanistan in cui esiste una dozzina di Provincial Construction Team, gestiti da paesi diversi, con stili molto diversi. Il Team italiano, nella zona di Arat è riuscito ad ottenere risultati eccezionalmente positivi anche con investimenti meno cospicui di altri paesi.
 
Per un paese, che desideri un esercito efficiente, è importante disporre di un’efficiente e modera industria della difesa. In Italia abbiamo senza dubbio un’industria capace e innovativa.
 
Inoltre, sostiene il Generale, lo sviluppo economico, può attivare l’evoluzione delle forze armate, e a questo riguardo si può tornare a parlare delle citate Cina e India. Tanto è vero che ultimamente il Giappone, con l’abbandono dell’estremo oriente da parte degli USA, reagisce al nuovo ruolo cinese mediante il rafforzamento della cosiddetta Forza di autodifesa (il proprio esercito) al fine di tornare a essere una potenza locale. Ruolo cinese che si spinge con grande attenzione verso il continente africano, altro territorio in cui si stanno ridisegnando equilibri e in cui esistono nodi irrisolti come quello del Corno d’Africa. Si tratta di un continente militarmente a lungo sottostimato, è pur vero, in ogni caso, che gli USA, alcuni anni fa, hanno dato vita a un comando direttamente interessato a quel continente.
 
Infine, il generale Vercellotti ha parlato dell’eccellenza della preparazione all’Accademia Militare Italiana. Il percorso formativo inizia presso l’Accademia Militare di Modena, dove gli allievi trascorrono i primi due anni della loro formazione, che si completa a Torino, presso la Scuola di applicazione, dove conseguono la laurea magistrale in scienze strategiche e affinano la loro preparazione di futuri comandanti.
 
A differenze del passato è attribuita, per la formazione degli Ufficiali, una grande importanza alla conoscenza di lingue straniere, l’inglese, primo fra tutti, ma anche il francese, lo spagnolo e l’arabo.
 
Una notevole selezione di base, unita a studi severi e a una severa disciplina, preparano i giovani che approcciano la vita militare.
 

il generale Vercellotti (a destra e a sinistra nel montaggio) in missione NATO in Armenia nel 2008.


Scambio dei guidoncini tra Domenico Duso a sinistra e il Presidente del Lions Club Santhią Mauro Tos ospite alla serata
Il generale Vercellotti mostra il guidoncino del Lions Club Biella La Serra a ricordo della serata
Stretta di mano tra il presidente Domenico Duso e il relatore