11/02/11 Erbaluce
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Roppolo, 11 febbraio 2011 Erbaluce di Caluso

La leggenda della dea Albaluce al Castello di Roppolo

Venerdì 11 febbraio, presso il Castello di Roppolo, il Lions Club Biella la Serra, e il Lions Club Santhià hanno organizzato una riunione conviviale dedicata alla storia dell’Erbaluce di Caluso DOC. All’evento ha partecipato Antonino Rosa, direttore della Cantina Sociale di Piverone in veste di relatore, il quale spaziando da cenni storici e mitologici ad aspetti enoici e imprenditoriali che caratterizzano la produzione dell’Erbaluce, ha saputo punteggiare le varie portate del convivio introducendo le caratteristiche dei vini ad esse abbinati a partire dall’aperitivo, un Erbaluce di Caluso spumante DOC, vino brut vinificato con metodo champenois. Rosa, per mezzo di un breve video, ha in seguito introdotto la leggenda che sta alla base della nascita del vitigno autoctono Erbaluce, che prenderebbe le sue origini da una storia d’amore impossibile tra il Sole e l’Alba, che non potendo mai incontrarsi dovettero ricorrere a un’astuzia, infatti, con l’aiuto della Luna avvenne un’eclissi cosicchè il Sole potè finalmente incontrare l’amata Alba e dalla loro unione nacque la dea Albaluce che, versando successivamente le sue lacrime sugli arbusti delle colline del lago, rese rigogliose quelle piante aride che abbracciandosi le une alle altre, produssero grappoli dorati e succosi cui venne dato il nome di Erbaluce. Il relatore racconta che partendo da quest’uva a bacca bianca allevata a pergola, sono coinvolti nella produzione dell’Erbaluce di Caluso DOC ben trentasei comuni della provincia di Torino, tre comuni della provincia di Biella e un comune della provincia di Vercelli. Si tratta di un processo che avviene su centotrenta ettari di terreno di cinquecento viticultori da cui provengono ogni anno circa quindicimila quintali di uva che consentono la produzione di un milione e duecentomila bottiglie. Rosa sostiene che questa produzione di nicchia vada difesa in quanto, se la linea dei terrazzamenti lascia spazio al bosco, che si sta in effetti abbassando sempre di più, la collina andrà persa e con essa il lavoro degli avi e dei coltivatori del presente. Se l’Erbaluce di Caluso DOC, vino fermo e dalle caratteristiche spigolose, ha accompagnato i primi piatti della serata, non da meno è stato il Canavese Rosso DOC, con cui si sono accompagnati i secondi piatti, vino ad elevata acidità che proviene da uve di bacca nera eterogenee, l’unvaggio è infatti a base di Barbera, Nebbiolo, Freisa e Neretto. Antonino Rosa, verso la fine della manifestazione, in abbinamento a un classico Bunet piemontese, introduce l’Erbaluce di Caluso passito DOC, vino proveniente dalla vinificazione di uve a grappolo spargolo, aperto, di colore giallo oro che vengono fatte essiccare immediatamente doppo la vendemmia di settembre al fine di ottenere la concentrazione massima di zuccheri a febbraio grazie alla disidratazione drastica cui è soggetta l’uva mediante questo processo in cui cento chilogrammi di grappoli consentono la produzione di circa trenta litri di Passito contro la media dei sessanta litri di Erbaluce DOC. La vinificazione come detto avviene a febbraio, non prima che il processo di essicazione abbia prodotto muffe nobili atte a migliorare la concentrazione degli zuccheri, e questo vino affascinante non viene consumato prima di quattro anni di affinamento in botti di legno, per poi presentarsi con un colore giallo ambrato, sempre limpido e un sentore intenso di frutta secca. Questo Passito è ottimo con pasta di mais, torte di nocciole, ma anche con formaggi arborinati e viene impiegato nella produzione dello zabaione. Nella locale tradizione contadina, aggiunge Rosa, allorquando in famiglia nasceva un figlio maschio, si produceva il passito e lo si beveva il giorno delle sue nozze, si sta quindi parlando di un grande vino da invecchiamento. Il Caluso Passito DOC, nel 2003, ha vinto la Douja d’Or, il prestigioso concorso nazionale per vini DOC e DOCG che si tiene ogni anno nella città di Asti, tanto è vero che nel novero dei passiti nazionali, dal Vin santo al Primitivo di Manduria, il Caluso non teme confronti. Terminata la cena e la carrellata sui vini che fregiano la produzione locale, il relatore ricorda ai presenti che fin dal 1606, Giovanni Battista Croce, gioielliere di casa Savoia, citava le produzioni enoiche del Canavese e che in tempi recenti vi è una attenzione particolare al prodotto di questo territorio dalla spiccata vocazione enologica, e la tendenza da parte dei produttori, aggiunge Rosa, è quella di prediligere la qualità rispetto alla quantità. Concludendo con una nota di marketing territoriale, Rosa sostiene che il territorio attorno al lago di Viverone, Comune di cui è sindaco, non è solo vite, ma anche storia e relativa cultura che andrebbero preservate e valorizzate a beneficio del territorio stesso e dei suoi visitatori. Al termine della conferenza, i presidenti del Lions Club Biella La Serra Valeria Barberis e del Lions Club Santhià Andrea Boltro, hanno concluso la serata ringraziando l’ospite per l’interessante intervento divulgativo.


Il relatore consegna un volume a Valeria Barberis
Antonino Rosa e Fabrizio Viotto organizzatore della serata
Valeria Barberis consegna un omaggio al relatore
Andrea Boltro consegna un omaggio al relatore
I due presidenti dell'intermeeting
Antonino Rosa tra Valeria Barberis e Andrea Boltro